Il picco della stagione influenzale è arrivato, portando con sé un aumento significativo dei casi, in particolare tra i bambini di età inferiore ai cinque anni. Questo brusco incremento ha suscitato preoccupazioni tra i genitori e gli esperti di salute pubblica. Ma cosa sta realmente accadendo?
È possibile proteggere i più piccoli da questi virus con il vaccino antinfluenzale? E come mai questa fascia d’età sembra essere la più colpita? Per rispondere a queste domande, abbiamo intervistato Susanna Esposito su Corriere Salute, responsabile del Tavolo Tecnico Malattie Infettive della Società Italiana di Pediatria (SIP) e professoressa ordinaria di Pediatria all’Università di Parma.
Un Aumento dei Casi in Tutte le Fasce di Età, ma con una Preoccupante Incidenza nei Bambini
Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’incidenza dell’influenza è aumentata significativamente nell’ultima settimana, passando da 12,1 a 14,3 casi per mille assistiti. Nonostante l’aumento dei casi in tutte le fasce di età, i bambini sotto i cinque anni sono quelli che stanno registrando l’incidenza più alta, con 25,5 casi per mille assistiti, rispetto ai 22,6 della settimana precedente.
Il fenomeno non è isolato. Oltre ai virus influenzali, che vedono un aumento delle infezioni, anche altri virus respiratori, come il sinciziale respiratorio (RSV) e il Covid-19, stanno continuando a circolare, complicando ulteriormente la situazione. Sebbene l’influenza resti la principale causa di sindromi simil-influenzali, la diffusione di altri virus rende la diagnosi più complessa, soprattutto nei più piccoli.
Perché il Reflusso di Influenza è Più Preoccupante nei Bambini sotto i Cinque Anni?
L’intervista con Susanna Esposito ha permesso di approfondire le ragioni di questo picco di influenza tra i bambini più piccoli. “Nell’ultima stagione, nonostante le raccomandazioni del Ministero della Salute per vaccinare tutta la popolazione pediatrica tra i 6 mesi e i 6 anni, le coperture vaccinali restano ancora insufficienti”, afferma la professoressa.
“In alcune regioni, come la Sardegna, la Sicilia e l’Abruzzo, meno del 5% dei bambini sotto i sei anni sono vaccinati, mentre nelle aree più virtuose come la provincia autonoma di Trento si raggiungono valori migliori, ma comunque insufficienti”.
Un altro aspetto che rende i bambini più vulnerabili riguarda il loro sistema immunitario. Nei primi anni di vita, infatti, il sistema immunitario non ha ancora incontrato molti dei virus che circolano annualmente, quindi le prime infezioni tendono a presentarsi con sintomi più gravi e con maggiore rischio di complicazioni.
Esposito spiega che i bambini sotto i due anni di età sono particolarmente vulnerabili a infezioni respiratorie severe come la polmonite e l’otite, che sono tra le complicanze più comuni dell’influenza in questa fascia di età. L’infettivologo sottolinea anche l’importanza di una diagnosi tempestiva per evitare che l’infezione prosegua e porti a complicazioni più gravi.
L’Importanza della Vaccinazione Antinfluenzale
L’influenza può essere particolarmente pericolosa per i bambini, soprattutto nei primi anni di vita. L’adozione di una campagna vaccinale efficace è quindi essenziale per ridurre il rischio di complicazioni. “Il vaccino antinfluenzale non impedisce completamente l’infezione, ma riduce significativamente il rischio di complicazioni gravi come polmoniti, ricoveri ospedalieri e morte”, afferma Susanna Esposito. Nonostante la disponibilità di un vaccino efficace, la copertura vaccinale tra i bambini sotto i sei anni rimane bassa.
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Nel 2023, solo il 53% della popolazione pediatrica ha ricevuto il vaccino contro l’influenza. L’obiettivo sarebbe arrivare almeno al 70-75% della popolazione target, ma al momento i numeri sono lontani da tale traguardo. L’intervista a Esposito ci fa comprendere che la mancata percezione della vaccinazione come prioritaria, in contrasto con le politiche per gli anziani, ha contribuito a mantenere basse le percentuali di copertura tra i bambini.
Le Complicanze Più Gravi dell’Influenza nei Bambini
Durante il primo anno di vita, l’influenza può evolversi rapidamente in forme gravi, con complicanze che colpiscono l’apparato respiratorio. La maggior parte dei bambini piccoli non è ancora in grado di tollerare correttamente un attacco virale, soprattutto quando è associato a infezioni secondarie batteriche. I rischi principali includono polmonite, otite media e sinusite, malattie che richiedono un trattamento tempestivo con antibiotici. Tuttavia, l’uso eccessivo di antibiotici può causare la selezione di batteri resistenti, complicando ulteriormente la gestione delle infezioni.
Per i bambini tra i due e i sei anni, pur essendo il rischio di complicazioni batteriche inferiore, il virus influenzale continua a circolare facilmente, soprattutto tra coloro che frequentano asili nido e scuole materne. Questi bambini sono quindi fortemente esposti al rischio di trasmettere l’infezione all’interno delle famiglie, aumentando la possibilità che anche i membri più anziani, come nonni e genitori, vengano infettati.
Quando Far Vaccinare i Bambini?
Nonostante il ritardo nella campagna vaccinale, Esposito sottolinea che per alcuni bambini la vaccinazione può essere ancora utile. “Se il bambino è stato vaccinato in passato, una dose di richiamo può ancora essere efficace, soprattutto se il piccolo ha un’età compresa tra i 6 mesi e i 9 anni. Tuttavia, per i bambini più piccoli che non sono mai stati vaccinati, è ormai troppo tardi per una protezione immediata, poiché il vaccino richiede due dosi a distanza di un mese per essere efficace”, spiega la pediatra.
In generale, i vaccini antinfluenzali sono altamente raccomandati per i bambini con patologie croniche o condizioni preesistenti, come malattie cardiache o respiratorie, che li espongono a un rischio maggiore di complicazioni.
L’influenza rappresenta una minaccia seria per la salute dei bambini, in particolare quelli sotto i cinque anni, e i dati recenti mostrano un aumento preoccupante dei casi in questa fascia di età. Tuttavia, la vaccinazione rimane la forma più efficace di prevenzione, riducendo il rischio di complicazioni gravi e ospedalizzazioni. Le autorità sanitarie e i pediatri hanno un ruolo cruciale nel sensibilizzare le famiglie e nel garantire che la vaccinazione venga percepita come una priorità, al fine di proteggere i più piccoli e ridurre la diffusione del virus all’interno della comunità.
